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71° Congresso SIMLII - Il contrasto delle dipendenze nei luoghi di lavoro

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Il Contrasto Delle Dipendenze Nei Luoghi Di Lavoro. Proposta Di Una Politica Aziendale

Nicola Magnavita (1), gruppo La.R.A.(2).

(1) Istituto di Medicina del Lavoro, UCSC, Roma

(2) Gruppo di Studio Lavoratori Rischiosi per gli Altri

Policy Against Substance Abuse At The Workplace

Abstract

Background: Italian laws mandate alcohol- and drug-testing at the workplace. Companies are advised to develop an effective health and safety management system, in order to minimize hazards directly or indirectly streaming from work.

Methods: The Italian study group on Hazardous Workers (La.R.A.) is an association of physicians from different specialties, jurists, bioethicists, trade unionists, and employers, aiming at defining and implementing preventive policies on how to manage hazardous workers. LaRA held a meeting on workplace alcohol- and drug-testing in Rome, April 5, 2008, and developed a Consensus Document.

Conclusion: Each employer should draw up, together with the staff, a written programme on drug-free workplace. The programme defines the overall objectives for and the practices to be observed at the workplace in order to prevent substance abuse and to refer the problem users to treatment. Pre-employment drug testing may be carried out by qualified, public laboratories. Workplace drug testing must be carried out in a legally secured way and according to defined quality standard, taking into account the integrity and protection of privacy of the persons tested as well as their other fundamental rights.

 

Introduzione

Le normative vigenti nel nostro paese includono i controlli sull’abuso di alcol e droghe tra i compiti della sorveglianza sanitaria. Il Decreto 81/08 (“Unico testo normativo in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori”) stabilisce, all’Art. 41, comma 4, che le visite mediche preventive e periodiche che fanno parte della sorveglianza sanitaria “sono altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti”.

La legislazione recentemente emanata, al di là delle chiare indicazioni generali, apre innumerevoli questioni applicative, a risolvere le quali, in difetto di ulteriori interventi normativi, dovranno evidentemente provvedere gli accordi tra le parti sociali.

E’ evidente infatti che la mera esecuzione di test volti all’accertamento di condizioni di abuso o di dipendenza, in assenza di una chiara politica aziendale verso tali comportamenti, così come della previsione di percorsi terapeutici finalizzati al recupero dei lavoratori con problemi, affiderebbe al medico competente una funzione ispettiva slegata dal contesto e dalle conseguenze imprevedibili.

La responsabilità sociale delle aziende impone che esse si dotino di un modello di organizzazione e di gestione idoneo a controllare tutti gli aspetti direttamente o indirettamente legati all’attività lavorativa. Tale indicazione è esplicitata anche dall’Art. 30 del citato Decreto, “Modelli di organizzazione e di gestione”.

Materiali e metodi

Il gruppo di studio La.R.A. (Lavoratori rischiosi per gli altri), composto da specialisti di numerose branche mediche, giuristi e bioeticisti, rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori, ha ritenuto opportuno affrontare il tema del contrasto dei comportamenti di abuso nei luoghi di lavoro in quanto esso rientra nel fine che il gruppo si è dato: definire politiche, procedure e metodi mediante i quali sia possibile garantire la salute e sicurezza dei lavoratori e dei terzi, senza violare i diritti civili dei lavoratori con problemi.

La composizione del gruppo di studio ha tenuto conto delle competenze specialistiche ritenute indispensabili per l’argomento specifico. Accanto agli specialisti delle discipline di sanità pubblica interessate dal tema (medicina del lavoro, medicina legale, igiene) si è ritenuto necessario assicurare competenze psichiatriche, neurofisiologiche, tossicologiche, ed inoltre bioetiche e giuridiche. Ci si è inoltre adoperati per consentire una partecipazione tripartita della parti sociali (rappresentanti dei datori di lavoro, dei lavoratori e degli organi di vigilanza sui luoghi di lavoro). Alla fine il gruppo di studio è risultato composto da 27 ricercatori, in rappresentanza di 22 Enti (vedi Nota).

Il gruppo ha effettuato una revisione della normativa e della letteratura, mettendo a confronto la situazione italiana e quella di altri paesi che da molti anni applicano programmi di contrasto delle dipendenze. Il lavoro, iniziato il 7/1/2008, ha portato all’elaborazione di otto successive versioni di un documento, esaminate ed emendate, infine approvate in un incontro di consenso tenuto a Roma il 5/4/2008 [1].

Risultati

Il gruppo ha espresso un consenso sul fatto che i test sui lavoratori dovrebbero essere eseguiti solo nel quadro di una complessiva strategia di contrasto delle dipendenze sul luogo di lavoro. Tale strategia deve essere articolata in almeno quattro fasi: (1) l’elaborazione partecipata di una politica aziendale scritta, che deve essere portata a conoscenza di tutti i lavoratori; (2) un piano educativo, che coinvolga con moduli separati i dirigenti e i preposti, i lavoratori, il personale sanitario; (3) un piano di sorveglianza, dettagliatamente organizzato nei diversi aspetti sensibili (consenso informato, riservatezza, counselling, verifiche) e nei requisiti tecnici dei test pre-assuntivi (da eseguirsi presso un Ente pubblico) e dei controlli sul luogo di lavoro (da affidare al MC); (4) le modalità di assistenza e reinserimento dei lavoratori con problemi.

Discussione

La politica aziendale per il contrasto dei comportamenti di abuso, che è l’elemento fondante dell’azione indicata, dovrebbe inserirsi all’interno di un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro. Nella pratica, si pone il problema di identificare con precisione i compiti da svolgere, commisurarli alle risorse disponibili e stabilire i tempi di realizzazione.

La definizione di una “policy” aziendale di salute e sicurezza con riferimento agli aspetti più controversi, come appunto l’abuso di alcol e droghe e la conseguente compromissione della capacità di giudizio (“impairment”) non dovrebbe essere un atto autoritario, per il pericolo che la formulazione astratta di indicazioni non riesca a modificare effettivamente i comportamenti e le procedure.

La politica, al contrario, dovrebbe definire con chiarezza il grado e i modi della partecipazione dei lavoratori nelle diverse fasi di valutazione dei rischi, monitoraggio, comunicazione e verifica.

In mancanza di un modello nazionale di “policy”, o almeno dell’indicazione di una opzione per una delle strategie che si fronteggiano, quella della “tolleranza zero” e quella della “limitazione del danno”[2], la politica aziendale dovrebbe essere ricavata dalle esperienze delle parti interessate (“stakeholders”), che includono essenzialmente la proprietà, i dirigenti, i rappresentanti dei lavoratori. La tecnica di scelta per fare emergere il consenso sui diversi punti critici è il metodo Delphi. Tale metodo, estesamente esposto in altra sede [3], consiste sostanzialmente in una indagine mediante questionari anonimi che viene ripetuta almeno due volte,al fine di far convergere le opinioni verso la soluzione che riscuote maggiori consensi.

Il sistema di gestione deve definire le modalità per individuare, all’interno della azienda, le responsabilità, le procedure, i processi e le risorse per la realizzazione della politica aziendale di contrasto dei comportamenti di abuso, nel rispetto delle norme di salute e sicurezza vigenti. L’obiettivo così semplicemente definito è da ritenersi inesauribile, data la continua variazione del quadro normativo e delle strutture aziendali.

L’approccio al problema può essere deduttivo o induttivo. Nel primo caso, occorre partire dalle norme per verificarne l’applicazione. Nel secondo caso si procede dalla verifica della pratica applicazione per verificare la corrispondenza alla norma. In entrambi i casi si devono proporre e applicare le soluzioni.

La ripetizione periodica dell’audit ispettivo dovrà identificare le deviazioni dalla prassi corretta e suggerire i provvedimenti.

Parallelamente alla revisione degli adempimenti valutativi, il servizio di sorveglianza sanitaria deve procedere alla revisione dei protocolli formulati per il controllo dei comportamenti di abuso. Deve contemporaneamente verificare la disponibilità e l’efficienza dei servizi di assistenza dei lavoratori con problemi, con i quali dovrà mantenere efficienti flussi informativi, finalizzati al recupero dei lavoratori [4].

Si pone infine la necessità di prevedere uno specifico impegno formativo per il contrasto dell’alcolismo e delle dipendenze. Deve essere prevista una formazione specifica per i lavoratori, per dirigenti e preposti, e per il personale di sorveglianza sanitaria.

Conclusioni

Uno schema di politica aziendale che tiene conto degli aspetti sopra indicati è stato realizzato e proposto per l’applicazione in aziende di diverse dimensioni.

Bibliografia

1. Magnavita N, Bergamaschi A, Chiarotti M. et al.: Lavoratori con problemi di alcol e dipendenze. Documento di consenso del gruppo La.R.A. Med Lav 2008 (in corso di stampa).

2. Norman R. National drug policy: implications of the 'tough on drugs' ideology. Collegian. 2001;8(4):22-6.

3. Magnavita N. Il metodo Delphi. Cap. 4.2 pag. 85-87 in: Magnavita N. Applicazione di modelli organizzativi originali per la prevenzione del rischio chimico in aziende di diverse dimensioni. Metodo A.S.I.A. IIMS Istituto Italiano di Medicina Sociale, Roma 2004.Consultabile qui .

4. Magnavita N. Sorveglianza sanitaria nei lavoratori della sanità con patologia neurologica, psichiatrica o comportamenti addittivi. Med Lav. 2005; 96,6: 496-506

 

Nota

Componenti del gruppo La.R.A. che hanno partecipato alla presente ricerca: Magnavita N (1), Bergamaschi A (1), Chiarotti M (2), Colombi A (3), Deidda B (4), De Lorenzo G (5), Goggiamani A (6), Magnavita G (7), Ricciardi W (8), Sacco A (9), Spagnolo AG (10, 14), Bevilacqua L (11), Brunati MM (12), Campanile T (12), Cappai M (13), Cicerone M (14), Ciprani F (15), Di Giannantonio M (16), Di Martino G (17), Fenudi L (18), Garbarino S (19), Lopez A (20), Mammi F (11), Orsini D (6), Ranalletta D (18), Simonazzi S (21), Stanzani C (22).

1. Istituto di Medicina del Lavoro, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma. 2.Tossicologia Forense, Istituto di Medicina Legale, Università Cattolica Sacro Cuore, Roma. 3.Clinica del Lavoro L. Devoto, Milano. 4.Procura Generale della Repubblica, Trieste. 5.Servizio Sanitario dell’Arma dei Carabinieri, Roma. 6.Direzione Generale I.N.A.I.L., Roma. 7.Direzione Salvaguardia Ambientale, Ministero dell’Ambiente, Roma. 8. Istituto di Igiene, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma. 9.Unità Operativa di Medicina del Lavoro, ASL RMD, Roma. 10.DPT di Scienze dell’Educazione e della Formazione, Università degli Studi di Macerata. 11.Servizio di prevenzione negli ambienti di lavoro (SPRESAL) ASL RMF, Civitavecchia. 12.DPT Competitività e Ambiente, CNA Nazionale, Roma. 13.RSPP Euroesse, Roma. 14.Centro di Ateneo di Bioetica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma. 15.Servizio Sanitario della Polizia di Stato, Roma. 16.Dipartimento di Psichiatria, Università G. D’Annunzio, Chieti. 17.Unità di Medicina del Lavoro, ASL Chieti. 18.Servizio di Medicina Legale, ASL Viterbo. 19.Servizio Sanitario della Polizia di Stato, Genova. 20.Tossicologia Forense, Dipartimento Medicina Legale, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. 21.Medicina del lavoro, Dipartimento di Medicina Legale e Medicina del Lavoro, Università degli Studi di Roma "La Sapienza". 22.Sindnova-CISL, Roma, Bruxelles.
 

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